Cento anni! Un secolo è passato dal
primo febbraio del 1910, quando in
via Aurelio Bosco Lucarelli, 11 si diedero appuntamento Salvatore
Buonocore, Giuseppe Belsito, Umberto Landolfi, Gabriele Sellitti, Oreste
Gabola e Salvatore Gabola. I sei, capitanati dal Maggiore Carlo
Cattapani, diedero vita ad una realtà che più di ogni altra sarebbe
permeata nell'immaginario collettivo e nella vita stessa della città:
l'Associazione Giovanile Nocerina.
Da statuto la neonata società si
sarebbe dovuta occupare di sport,
sociale, musica e anche di teatro. Forse per la curiosità e la
diffusione che stava acquisendo il gioco del pallone, l'Associazione
Giovanile Nocerina s'interessò anche al calcio. Il luogo scelto per la
pratica di quello sport fu individuato nell'ampia Piazza d'Armi posta a
oriente della città.
Tra una gara di podismo e corsa ciclistica si
arriva al primo novembre
1914, quando alla Piazza d'Armi si affrontano le squadre
dell'Associazione Giovanile Nocerina e il Pagani FBC. I padroni di casa
s'impongono per uno a zero grazie a questo storico undici: Sellitti G.,
Caso, Barbato, Helzel, Casabona, iannone, Esposito II, Belsito II,
Santonicola, Sellitti L., Contaldi.
La squadra vince per due reti a
zero anche nella prima trasferta nota
della sua storia: il 29 novembre a Nola. Le cronache riportano anche il
colore della maglia, citando i "rosso e neri di Nocera".
Leggenda
vuole che fu un militare di leva, tale Frigerio (presunto ex
milanista), a suggerire il bicolore che entrerà nella mente dei tifosi
delle due Nocera.
L'attività conosce una sosta a causa della prima
guerra mondiale,
terminata la quale i rossoneri disputano la prima gara ufficiale. È il
1921. A Roma nasce la Federazione Calcio Sud Italia della quale, con la
Nocerina, fanno parte 48 team. Si gioca contro la neonata Cavese.
Lo
spareggio vale la I Divisione. La Nocerina dei vari Fresi, Sellitti
I, Fruggeri, Conetti, Baldini, Rigatti, Berti, Vitagliano, Sellitti II,
Comei, Bonaldi s'impone nella doppia gara, ma verrà estromessa dal
campionato "per non aver preso parte l'anno prima al campionato di
Promozione".
I campionati si susseguono. I derby si accendono e le
rivalità si
accrescono. Gli incontri con le squadre di Cava, Salerno e Castellammare
sono sempre sentiti.
Con l'aumento delle compagini, nasceva anche
l'usanza di attribuire un
simbolo (preferibilmente animale) ad ogni squadra di calcio. Il primo
che fu attribuito ai rossoneri di Nocera fu il mastino napoletano.
L'attributo fu coniato da un giornalista che assistette ad
un'inaspettata vittoria dei rossoneri in un'amichevole all'Arenaccia
contro il Napoli, nel 1928. Il cronista locale, impressionato dalla
grinta degli ospiti, li descrisse come molossi che non mollavano mai la
presa.
Tuttavia tale appellativo non trovò fortuna e rimase
inutilizzato. Ma la
ricerca del simbolo da avvicinare alla squadra non si fermò. Quasi a
riconfermare le ispirazioni milaniste della compagine dell'agro, sul
giornale si lesse l'accostamento dei nocerini a dei diavoli rossoneri
(così definiti prima di una trasferta a Salerno nella stagione
1927-‘28). Ma non ebbe fortuna neanche questo. Il soprannome per la
stagione successiva (1928-'29) fu il più durevole ed originale
orsacchiotti.
Ma, forse fortunatamente, fu accantonato anche questo
appellativo.
Arrivò, così, il 21 gennaio 1929. Al piazza d'armi erano di scena i
rivali di sempre. Il derby con lo Stabia era sentitissimo, e richiamava
al campo di gioco tantissimi appassionati. Alle ore 13:15 i rossoneri
scesero in campo con questa formazione: Alfieri, Ceresoli, Rescigno,
Bertagna, Franzese, Maccaferri, Petrosino, Montiglio, Accarino, Cascone.
Per la storia i primi, veri, undici molossi.
La vittoria toccò alla
squadra rossonera e con un netto 3 a 0. A
Castellammare di Stabia il fatto non fu preso bene, e nacquero delle
polemiche, che Giovanni Zoppi stemperò con una poesiola che è qui
riportata in stralcio:
[...]Nell'ardore della pugna
voi
chiamaste il "nocerino"
il "molosso" ossia il "mastino"
dello
sport calciator.
[...] Il "molosso" nocerino
sia Montiglio,
sia Bertagna,
è capace che si magna
le tue vespe in un boccon.
Da questo momento in poi, grazie all'operetta pubblicata sul
Risorgimento Nocerino, il molosso è il simbolo della Nocerina.
Nella
stagione 1929-'30 la squadra fu allenata da Ernest Erbstein,
trainer ungherese di origine ebrea che morirà nella tragedia di Superga
con il Grande Torino. Fu la prima stagione gloriosa per i rossoneri, che
si misurarono con realtà come Cagliari, Terni, Palermo, Messina,
Taranto... togliendosi grosse soddisfazioni come la vittoria a Salerno.
Tra alti e bassi, mancate promozioni e iscrizioni a rischio, scomparse e
ricomparse termina anche la Seconda Guerra Mondiale.
I campionati
per i rossoneri riprendono nel 1945. Sarà una cavalcata che
li porterà fino all'anticamera del grande calcio. Nella stagione
1947-'48 i molossi, infatti, raggiungono per la prima volta la serie B.
Si passa per uno spareggio. L'avversario è il Monopoli. Lo scenario il
Motovelodromo Appio di Roma.
Il 7 agosto l'undici rossonero è così
formato: De Fazio, Montagner,
Ferrarese, Cipriani, D'Acunto, Busidoni, Marchionni, Palma, Longhi,
Galli. D'Avino.
La Nocerina, seguita da migliaia di appassionati,
dopo pochi minuti è in
vantaggio di due gol. Solo nel finale di primo tempo i pugliesi
accorciano le distanze. Ma i gol di Longhi e D'Acunto si aggiungono a
quelli di Marchionni e Palma. 4 a 1 e i molossi sono in B.
Dopo quella stagione seguirà un lungo
periodo di anonimato intervallato
dalla vittoria dello Scudetto dilettanti nel 1962.
I molossi di
Giacomino De Caprio hanno stravinto il campionato di Prima
Categoria collezionando record su record (per esempio 24 vittorie su 30
incontri). Si accede alle finali nazionali per il titolo di campione.
La semifinale vede di scena i rossoneri a Torre dei Passeri, in
provincia di Pesaro. L'andata termina in pareggio (1 a 1). La gara di
ritorno è un monologo rossonero: 3 a 0 e i molossi sono in finale.
Si torna a Roma, stadio Tre Fontane. I rossoneri si contendono il titolo
contro i marchigiani di Porto Sant'Elpidio. Da Nocera quattromila si
muovono persone, con ogni mezzo, alla volta della capitale.
I
molossi vanno sul due a zero. La partita sembra terminata. Ma la
determinazione degli avversari porta il risultato sul 2 a 2 finale. Sono
necessari i supplementari. Un guizzo del bomber Tortora regala il
titolo ai molossi.
Seguono alcuni anni di serie D, fino ad una nuova
cavalcata, quella
della stagione 1972-73. I tecnici sono Egidio Di Costanzo, prima e Cecco
Mazzetti poi. La squadra: Di Mascio, Padovano, Esposito S., Di
Costanzo, Boncori, Bavota, Sgambato (La Salvia), Portelli, Devastato,
Fiorillo, Scarano.
Si gioca sempre in trasferta (il San Francesco è
in costruzione).
Scafati e Sarno saranno le mura amiche, lo stadio di Barra il
palcoscenico della festa per il ritorno in C.
Nel 1978 la squadra
allenata da Bruno Giorgi è di nuovo in B.
La storia di quell'anno la
conoscono tutti. Lo spareggio di Catanzaro si
trasformò in trionfo rossonero. Il due a uno sul Catania firmato Spada e
Bozzi fu incorniciato dalle prestazioni di Pelosin, Cornaro, Pigozzi,
Grava, Calcagni, Porcari, Chiancone, Caruso e Garlini.
Nella Coppa
Italia successiva la Nocerina affronta per la prima volta la
Juventus (3-1 per i bianconeri al Comunale). Il presidente di quegli
anni, Antonio Orsini, il presidentissimo, ha rappresentato per Nocera
una figura alla Rozzi, Anconetani, Massimino. Un solo anno di B e
campionati alterni fino al 1989 (dopo che l'anno prima la squadra si era
iscritta alla C solo grazie ad una maxi colletta) quando arriva il
fallimento, al quale fanno seguito diversi anni nelle serie minori.
La rinascita comincia nel 1992, con lo spareggio del San Paolo e il
ritorno nel Campionato Nazionale Dilettanti. I molossi fanno i secondi,
ma si torna in C con un ripescaggio. Arriva Luigi del Neri. L'allenatore
friulano porterà la squadra dalla C2 alla semifinale play off con
l'Ascoli. L'anno dopo, semi fallimentare in campionato, vede i molossi
volare nella Coppa Italia (in quella di C si arrenderanno solo al Como
nella doppia finale); in quella maggiore dopo aver eliminato Piacenza e
Perugia, si trovano di fronte negli ottavi la Juventus (0-0 in casa; 2-1
al Delle Alpi per la partita di ritorno).
L'anno successivo in
campionato la Nocerina di Gianni Simonelli arriva
alla finale playoff, ma si deve arrendere alla Ternana dell'ex Del Neri.
Dal 1998 la storia rossonera è un susseguirsi discendente che porta la
squadra fino alla serie D nel 2007. Ma l'ennesima rinascita è dietro
l'angolo e la conquista della II Divisione è storia recente.
Il
resto lo stiamo vivendo, avremo piacere di raccontarlo, ma solo in
futuro. Ora godiamoci tutti la festa lunga un secolo di questa maglia
che ci emoziona come il primo giorno.
AUGURI NOCERINA,
ALTRI 100 DI QUESTI ANNI!
redazione NocerinaChannel.it


